Jewish Journeys - Itinerari ebraici

MEB - Museo Ebraico di Bologna
viaggi ispiratori, viaggi per commerci, pellegrinaggi, ma anche viaggi di fuga, esilio e diaspora
viaggi ispiratori, viaggi per commerci, pellegrinaggi, ma anche viaggi di fuga, esilio e diaspora
IMG_0572_detail.jpg

In occasione della XXI edizione della Giornata Europea del Cultura Ebraica, domenica 6 settembre 2020 il Museo Ebraico di Bologna presenta al pubblico la mostra Jewish Journeys - Itinerari ebraici, curata dalla Associazione Europea per la preservazione e la promozione della cultura | AEPJ, dalla Biblioteca Nazionale di Israele e per la versione italiana dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane | UCEI. Sei sintetici capitoli nei quali il tema degli itinerari ebraici si declina in vari modi: viaggi ispiratori, viaggi per i commerci, pellegrinaggi, ma anche viaggi di fuga, esilio e diaspora.

Viaggiare da un luogo a un altro – fisicamente, spiritualmente o emotivamente – predispone le persone a un percorso di transizione. L’odissea degli ebrei non inizia con un passo fisico ma con un concetto: non esiste che un unico Spirito infinito. Intorno al 1730 a.C. questo Essere Divino disse ad Abramo (che già si era allontanato da Ur dei Caldei, sua terra natia) di andare “nella terra che Io ti mostrerò.” Quella terra era Canaan. Abramo divenne Avraham. Gli ebrei, i cristiani e i musulmani sono tutti “figli di Avraham”. La terra di Canaan promessa ad Avraham sarebbe diventata Israele. Durante un altro viaggio, il nipote di Avraham, Giacobbe, fu rinominato “Israel”. Durante un periodo di carestia, Giacobbe andò in Egitto. I suoi discendenti furono ridotti in schiavitù. Nel XIII secolo A.E.V. Mosè guidò il loro Esodo nuovamente verso la Terra Promessa. Sul monte Sinai, Dio diede loro la Torah con i suoi 10 Comandamenti, i rituali e le leggi; lo Shabbat sarebbe diventato il giorno dedicato al riposo. La festività di Pesach avrebbe avuto lo scopo di commemorare l’uscita dall’Egitto. Un percorso di vita avrebbe indirizzato verso la carità, intesa come “giustizia”, l’ospitalità e il rispetto per gli stranieri. L’arrivo li mise di fronte ad una sfida. Un popolo diviso in tribù avrebbe potuto unificarsi culturalmente e politicamente? Sarebbero riusciti a sostenere l’idea di una divinità unica in un mondo politeista come quello del Medio Oriente di allora? A causa di circostanze non determinate dalla loro volontà, si ritrovarono sulla strada dell’esilio, del ritorno e di nuovo della dispersione. Poi, 2000 anni dopo, verso un ulteriore straordinario ritorno a casa. Lungo il percorso, ogni qualvolta sia stato possibile, hanno trasformato un esilio disperato in una fiorente diaspora. Hanno rafforzato i 10 Comandamenti del monte Sinai. Il loro pellegrinaggio ricordava quello che era stato perso ma riaffermava anche le loro aspirazioni. Furono scritte preghiere al contempo poetiche e concrete. Ci furono spaventose fughe ma anche sollievo nel trovare porti sicuri. L’odissea ebraica ha creato continue aperture che ha permesso di ridefinire chi essere, cosa imparare e condividere e dove dirigersi.
La presenza ebraica a Bologna in epoca medievale e moderna è documentata per poco meno di duecentocinquant’anni, quelli che intercorrono dalla prima attestazione storica rilevabile dalle fonti documentarie (1353), fino alla definitiva cacciata avvenuta nel 1593. Successivamente, gli ebrei sono ritornati in città con l’emancipazione napoleonica (1796), poi definitivamente con l’Unità d’Italia (1860).
Tutto sommato, rispetto ad altre città italiane e del territorio emiliano-romagnolo, gli ebrei sono rimasti a Bologna per poco tempo. Un tempo sufficiente, tuttavia, per lasciare tracce indelebili della loro presenza, della loro storia, ma soprattutto della loro apporto fondamentale nella vita culturale, civile e sociale, ampiamente documentato da materiali librari e documentari, conservati nelle principali istituzioni cittadine. Queste testimonianze sono ancora ben visibili in Bologna: la casa quattrocentesca dell’illustre intellettuale Ovadyah Sforno in piazza Santo Stefano, il palazzo cinquecentesco dell’umanista Achille Bocchi in via Goito con la monumentale scritta ebraica incisa nello zoccolo, l’edificio in via S. Vitale un tempo sede di una grande sinagoga, l’antico quartiere medievale sotto le Due Torri scelto come area del ghetto, dove gli ebrei furono segregati per periodi alterni dal 1555 fino alla loro cacciata definitiva avvenuta nel 1593, il Museo Civico Medievale con le cinquecentesche lapidi ebraiche provenienti dall’antico cimitero posto nell’area adiacente alla chiesa del Baraccano, la sinagoga novecentesca di via de’ Gombruti e il Cimitero Ebraico nei pressi della Certosa, costituiscono l’itinerario dei luoghi ebraici di Bologna, che si integra ai percorsi storici presenti nel Museo Ebraico di Bologna. Museo nel Museo, ovverosia un percorso intramuros che si integra con quello extramuros.


dal 6 settembre al 18 ottobre 2020

Info orari e biglietti