Quasi nemici - L'importante è avere ragione

Arena Puccini
(Le Brio, Francia/2017) di Yvan Attal (95')
(Le Brio, Francia/2017) di Yvan Attal (95')
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Neïla Salah vive a Creteil e sogna di diventare avvocato. Iscritta all'autorevole Scuola di Legge Assas di Parigi, il primo giorno si scontra con il professor Pierre Mazard, noto per la sua cattiva condotta e il suo comportamento provocatorio. Il professore, per redimersi, accetta di preparare Neïla per un prestigioso concorso di retorica. Cinico ed esigente, potrebbe diventare il mentore di cui ha bisogno. Ma per farlo, dovranno entrambi superare i loro pregiudizi.

Premio César 2018 per la miglior nuova promessa femminile

"L'inizio è tumultuante, lo scontro cattivo. Tra professore e studentessa sono faville. Lui boriosamente e ironicamente razzista, lei d'origine araba, aspirante avvocatessa proveniente dalla periferia di Parigi. Dallo scontro fiorisce l'incontro che è al centro di Quasi nemici - L'importante è avere ragione. Il film va, tra le scintille che a poco a poco si affievoliscono, in tonalità sospese tra commedia di formazione,  itinerario di integrazione, valore della parola e potenza della retorica: a più riprese divertendo senza prescindere da una dimensione pregevolmente  istruttiva, addirittura lasciando spazio ai sentimenti e, nel finale, a una residuale impronta di commozione."

Claudio Trionfera, "Panorama"

"Ottimo film Quasi nemici di Attal, che affronta il dibattito sull'integrazione delle minoranze e lo scontro delle culture con situazioni e battute di sarcastica equidistanza che spiaceranno agli estremisti di ambedue le sponde. Contrapponendo la ragazza di banlieue, Neila, allo scorbutico cattedratico Pierre, infatti, il regista tratteggia con toni agrodolci un divertente duello psicologico in grado d'intaccare i muri dei reciproci manicheismi oggi vieppiù irrobustiti dal pessimo uso e abuso dei social. Costretto dal rettore ad addestrare per un prestigioso concorso d'eloquenza la studentessa magrebina da lui offesa nel clou di un'affollata lezione, Pierre imbastisce un'abile strategia per farsi strada nell'ostilità della riottosa pupilla; ma nello stesso tempo quest'ultima, pur senza cedere di un passo al mentore, inizia a capire come la capacità di parlare bene, di scegliere le parole giuste può servire a farsi spazio nella giungla affascinante ma pericolosa delle comunicazioni e a fronteggiare gli strumenti di potere, persuasione ed emancipazione in mano alle élites. Sulla bravura di Auteuil non si sa più quali aggettivi usare, ma anche la verve dell'emergente Jordana contribuisce alla piacevolezza e intelligenza della commedia."

Valerio Caprara, "Il Mattino"